Ho sempre immaginato che spesso l’esperienza è un limite e non una risorsa.  Non  prendendola  in considerazione,  ti permette di avere un approccio alle cose con un atteggiamento da scoperta, libero da preconcetti. Ti dona la  possibilità di azzerare tutto e vedere le cose dall’inizio,  come una nuova rivelazione; così d’avere  di nuovo l’ opportunità di spaziare  a trecento sessanta gradi.  Con quest’ottica, da una carenza oggettiva, diventa una occasione. Non mi sembra poca cosa.

Questo aspetto mentale dell’approccio al fiume cerco di trasportarlo anche nel mio lavoro di guida, lasciando al pescatore che sto guidando la possibilità di interpretare il momento che si viene a creare nell’azione di pesca,  intervenendo solo in caso di necessità o di richiesta. Probabilmente ho più imparato che insegnato seguendo questa linea comportamentale. Non vorrei essere frainteso; nei tre quattro fiumi dove lavoro, penso di essere in grado di mettere le persone che accompagno in condizione di non sfigurare, ma vedere l’approccio di questi pescatori, molto spesso “vergini” per l’esperienza che hanno su questi fiumi, mi regala delle indicazioni che tornano molto utili al mio bagaglio di preparazione, queste consapevolezze diventano delle risorse  e quindi riutilizzabili. Cose che con il mio modo di pensare o vedere la pesca oppure con il mio grado di esperienza non sarei riuscito ad immaginare. Ho accompagnato grandi pescatori, campioni del mondo,  personaggi famosi e molti neofiti, da tutti si può imparare. Basta volerlo. Ho pure la fortuna di avere degl’amici che interpretano la pesca con una visione simile alla mia, aperti a nuove esperienze e senza il dovere di fare “la prestazione” quando siamo a pescare insieme, il confronto che abbiamo è sempre quello di cercare di “capire” e migliorare le nostre acquisizioni di nozioni.  Ma sopra tutto vanno a pescare; non è un dettaglio, per questo mi sono di molto aiuto alle mie intuizioni.

So che molti storceranno il naso nel vedere questo artificiale; tipica reazione  italiana.  Le riviste anglo americane sono piene di queste tipologie d’artificiali, ma li nessuno obietta, non è comunque  un mio problema, casomai dell’editore.  Il mondo va in avanti, anche se molte cose non ci piacciono, ma sono figlie del nostro tempo.  Immagino un Piero della Francesca se vedesse la valutazione di un Van Gogh, o il “Divin Pittore” cioè il Perugino, venisse a conoscenza della “fila” che c’è per comprare  i fratini di Norberto,  probabilmente si rivolterebbero entrambi  nella tomba. Ma ora siamo in un’altra era. Possedere un quadro del pittore olandese metterebbe al riparo da problemi economici la  famiglia del proprietario per qualche generazione, e tutti noi saremmo fieri d’averne possesso, anche se un Michelangelo o un Leonardo  considerassero uno sproposito, un’offesa la quotazione fatta sopra. Ed è con questo criterio  che vorrei vedere l’approccio  di valutazione che si dà a questo tipo di artificiali. Si può non prenderne atto che esistono;  e c’è la possibilità di non averli nella scatola delle mosche oltre che non usarli in pesca, di là da  avere la libertà di voltare pagina e leggere altro.

Il Contapesci  è nato da  sinergie avute con alcuni amici. Ecco la storia.  Maurizio Duili , durante il campionato del mondo di qualche anno fa, essendo un giudice responsabile di settore, ha individuato in un concorrente della squadra americana ( vincitrice poi del mondiale) un pescatore con buone idee, una buona risorsa e si è fatto regalare alcune mosche che ha utilizzato nello svolgimento della gara. Le mosche sono state copiate e si sono rivelate vincenti per tutta la stagione sulle nostre acque e molto valide e utili per il nostro mestiere. Dopo qualche tempo incontro Mario Moro a pescare sul fiume Nera, ci salutiamo e mentre parliamo delle solite cose che si raccontano due pescatori che non si vedono da un po’ di tempo, vedo in una sua scatola di mosche un’imitazione costruita con un materiale che potrebbe essere giusto per realizzare  in taglia maggiore la mosca che Maurizio aveva avuto in regalo dagl’americani. Chiedo delucidazioni a Mario sulla provenienza della micro ciniglia,  e come potrei fare per averla: lui mi racconta di averla trovata al supermercato sotto forma di guanto per pulire la macchina o come spolverino attira polvere. Dopo qualche giorno ci incontriamo di nuovo e per dono mi  ha portato diversi guanti in micro ciniglia in differenti colori.  La mosca degl’americani funzionava, ma una volta costruita e utilizzata questa a forma di  “maltagliati” si è dimostrata di avere immediatamente una  marcia superiore. Incredibile. Le catture si potevano contare elevate alla potenza rispetto all’altra imi, già con un’efficacia sopra la media. Per l’aiuto avuto, all’inizio l’ho soprannominata la “Mosca di Mario”, poi con l’andar del tempo, il capirne l’utilizzo, il tipo e la quantità di catture l’ho appellata con il nome di “Contapesci”. Questo  termine rende bene l’idea di quanto sia beccante questa imi.  Naturalmente non tutti i colori funzionano,  ma alcuni sono di un catturante che non ho riscontrato in altro materiale.  Il consiglio è quello di fare riferimento ai tipi larve di tricotteri (colori) di Hidropsyche, larve campodeiforme, cioè senza astucci,  presenti sul fiume dove pescherete per scegliere il colore da impiegare. Queste mosche hanno cominciato a fare il giro del mondo e amici mi hanno raccontato di catture  di trote in Nuova Zelanda, Tasmania, Australia, Stati Uniti e in nord ed est Europa,  di salmoni in British Columbia, come di molte specie di pesci nelle nostre acque: temoli, carpe, barbi, persici, cavedani, luccetti, boccaloni e trote sia in lago che acqua corrente. La considero un po’ il “fregoli“ delle mosche, anche se ad essere sincero sono rare le volte che ora  utilizzo questa imitazione, se non per lavoro o per vederne il funzionamento su di  un fiume nuovo.

Sempre per fare riferimento a Dunne e all’articolo precedente  su questa rivista riguardante la esasperazione delle taglie  e dei colori degl’artificiali: più larghe sono le vedute e le possibilità della mente, e migliore è quella mente adatta a crescere ulteriormente in forma di nuove idee.