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Parlare del mese di giugno nella pesca a mosca è difficoltoso e complesso. Si ha la difficoltà a dare delle priorità. Si rischia di trascurare o perfino tralasciare degl’argomenti e degl’aspetti del nostro sport molto importanti per ognuno di noi. E’ il mese del post frega del temolo, i black bass cominciano ad attaccare verso la superficie le nostre imitazioni; è il momento delle schiuse miste che ci fanno dannare e amare ancora di più se fosse possibile il nostro tipo di pesca. La mosca di maggio ci fa catturare qualche bel pesce in superficie e si fanno l’ultime uscite sui torrenti dell’Appennino prima della secca estiva. I cavedani nei fiumi di pianura, livelli permettendo, ci regalano le uscite più belle dell’anno insieme a quelle autunnali. Cheppie e pesci del piano mettono a dura prova la nostra fantasia piscatoria, oltre all’arrivo dei primi veri “coup de soir” a trote e temoli. La vacanza grande si fa a giugno. Si fa ora perché è il momento delle schiuse e dei primi coup de soir e delle ore interminabili buone per la pesca. Giugno un mese molto complicato che spesso ci mette in imbarazzo nel fare delle scelte. Giugno uguale alla difficoltà di scegliere il tipo di pesce da insidiare, il fiume dove pescare, il tipo di pesca da svolgere, dove andare in vacanza a pescare. Di giugno c’ è ne è solo uno e ci piacerebbe e si vorrebbe avere la possibilità di pescare tutti i trenta giorni di questo mese. Poterci trovare nei posti buoni e nei momenti giusti che spesso sono i migliori dell’anno. Essere in grado toglierci tutte quelle soddisfazioni che la pesca a mosca ci può riservare pescando nei momenti migliori e al top delle condizioni in questo momento dell’anno. A giugno spesso ci si riesce. Teoricamente è il mese migliore per le schiuse e spesso lo è anche praticamente su molti fiumi e torrenti. Come se non bastasse tutto questo, con i miei amici disempre , questo anno ci siamo trovati a far fronte a nuove esperienze: la schiusa di mosche di maggio (Ephemera Glaupcos) sul nostro lago , dove ci vivono le trote iridee, ma di questo ne parleremo un’altra volta, e la cattura di barbi e siluri in Taro. Come ogni anno da maggio a giugno “maciniamo” parecchi chilometri partendo da Perugia alla ricerca del “salmone dei poveri”, la cheppia. Cominciammo nel 1989 nel Taro, con la scusa di esercitarci e capire un po’ l’utilizzo delle code affondanti, in prospettiva di futuri viaggi in Canada e Nord Europa. Ci è piaciuto il tipo di pesca ed ancora oggi non ci lasciamo sfuggire le risalite del nostro amico fac/simile/salmone/che mangia l’esca. Chi è stato in nord America sa quello che voglio dire. Sinceramente i primi anni erano più prolifici nella taglia delle catture, nonostante le capacità tecniche limitate. Una dieci piedi per coda nove, delle shooting tapers dal sette al nove, secondo i livelli, e una coda sei punta affondante per giugno/luglio insieme al cobra da 20 e 25 libbre erano ed sono ancora tutta l’attrezzatura che serve, a grandi linee, per questo tipo di pesca. E’ ovvio che dietro abbiamo pure sempre una dieci piedi più leggera e una più pesante per i livelli molto alti e per il PO. Degli streamers tradizionali dell’amo del 4 all’8 nei colori bianco, giallo con cristall flash, arancio e rosso bastavano a catturare delle femmine fino al paio di chili e maschietti dal “mezzo peso” delle femmine. Poi dal 1992/93 in poi questi artificiali hanno cominciato a perdere i colpi ed ancora oggi non so darmene una spiegazione logica. Questo anno il Taro a differenza di altri anni è stato si generoso, ma non con tutti. Un anno difficile da leggere ed interpretare. I “posti buoni”, quelli che hanno sempre dato certezze sono rimasti pochi; le piene hanno cambiato molto la morfologia del fiume e riempito molte delle pools che hanno fatto famoso questo fiume per la risalita del nostro “salmone”. E’ cambiata un po’ la pesca e gl’orari canonici anche nelle giornate buone. Inoltre, alcuni dei posti migliori, sono diventati poco efficaci per la pesca a mosca. Le pools ora sono profonde e corte ed è difficile se non impossibile svolgere un’azione di pesca teoricamente efficace, al momento sono migliori per lo spinning, almeno fino alla prossima piena. Le correnti sono buone alla sera tardi, ma sono faticosissime da pescare con la coda ti topo galleggiante. Comunque ci siamo imbattuti in un paio di giornate molto buone, in alcuni posti dove abbiamo incontrato solo dei pescatori locali. Questi si guardano bene dal divulgare le loro postazioni. Come ogni anno in questo periodo ci sono sulle rive del Taro anche molti bigattinari, tutti “accaniti” e pronti ad “annoccare” i barbi spagnoli” che risalgono il fiume Taro dal Po per la riproduzione. Non sono difficili da catturare, almeno mi è sembrato, anche ai più “scarsi” tra i pescatori con il bigattino ho visto fare delle catture degne di nota. Tutti i pesci catturati sono stati messi dentro il cestino e portati a casa. Spero che poi li mangino, tanto siamo in troppi in Italia. L’INPS ringrazierà. Queste continue catture ci hanno spinto a provare ad insidiare il ciprinide con la coda di topo. In attesa di orari più propizi , il cielo terso senza nuvole che ci dava poche speranze di cattura della cheppia , abbiamo provato sulle pool profonde del Taro dove abbiamo visto fare molte catture con il bigattino. Sulla prima pool i pesci erano ad una profondità intorno ai quattro metri. Una profondità difficile da raggiungere con la coda di topo. Dopo diversi tentativi visto che non si “sentiva” il fondo con gl’artificiali abbiamo provato ad aggiungere un piombino del tre sul finale ad una distanza di circa trenta centimetri dall’artificiale. Cioè coda affondante del quarto grado del numero nove , finale di circa un metro e mezzo del 26 poi scesi al 20, mosca sull’otto e dieci tipo yo-zury sul bianco e sul giallo; Italo con i suoi “ninfoni” segreti. Dopo un po’ di tentativi infruttuosi abbiamo aggiunto altri piombini sull’amo e le catture non si sono fatte attendere. La taglia delle catture non è stata di riguardo come quella dei bigattinari, ma come pesca alternativa in attesa della sera è stata molto divertente. I barbi sono pesci combattivi e catturarli con continuità è stata un’esperienza elettrizzante, da riprovare. Con le esche che sfioravano il fondo abbiamo fatto pure altri incontri: quello con i siluri. Per catturarli con questa frequenza devono essere veramente numerosi. All’inizio si ha la sensazione di avere un tronco affondato attaccato all’amo. Non scarti. Nessuno dei movimenti che sembrano tentativi di liberarsi dalla puntura dell’amo, niente di niente. Sembra di avere attaccato qualcosa privo di vita che però ti da e vuole coda, ed è attaccato al nostro finale. All’inizio non si è certi di avere un pesce agganciato all’amo, ma avere la mosca ferma sul fondale attaccata ad una pietra. Insomma un combattimento non eccitante. Insomma la taglia dei pesci è l’unico aspetto positivo di questa pesca, almeno per me. Il resto è tiro alla fune.  Alla fine comunque siamo stati tutti soddisfatti, Italo, Sergio, Luigi ed io abbiamo catturato i nostri barbi ed ognuno di noi ha avuto in canna i propri siluri. L’unico neo è stato che non sono stato capace di portare a riva e fotografare dopo una lotta di una quarantina di minuti un siluro extra large. Non si è sganciato dal fondo mai, non l’ abbiamo neppure visto nonostante la trasparenza dell’acqua molto chiara in quei giorni . Stranamente si è slamato, non ha rotto la lenza, gli si è solamente sfilato l’amo dalla bocca, almeno credo. Le nostre acque si stanno trasformando e non è questo scritto una esaltazione o una bocciatura di quello che sta accadendo sui nostri fiumi, è solo la cronaca di giornate di pesca. Nell’89 quando ho pescato questo fiume per la prima volta non sarebbe accaduto quello che è accaduto nel 2008. Allora oltre alle cheppie si prendevano degli splendidi cavedani. Delle riflessioni siamo obbligati comunque a farle. C’è chi s’impegna per la bio-diversità; per il minimo deflusso vitale; contro le centraline che ora sono guardate e viste come opere antinquinanti, anche se su molti posti funzioneranno un mese o poco più all’anno a causa della scarsità dell’acqua. Cioè opere inutili, ma serviranno soltanto a far avere dei finanziamenti a politici e privati. Noi come pescatori abbiamo la palla al piede di gente come quelli che cattura e uccide i pesci del Po. Ho visto annoccare a cucchiaio una cheppia dopo l’altra da un certo tipo a spinning , è stato fortunato che non ho trovato un posto per guadare il fiume, poi se ne è andato. Poi magari questa gente i pesci del Po se li mangia pure e li fa mangiare ai propri figli. Non è problema economico, tra quelli che hanno annoccato i barbi c’era chi aveva delle auto da più di 40/50.000 €, è un problema di cultura e d’intelligenza. Probabilmente questa ipotetica forbice si è troppo aperta e la distanza tra i pescatori a mosca ed i pescatori tradizionali, certamente non porterà a niente di buono. Anche se il mondo pam è frammentato e un po’ disastrato anche per colpe nostre, purtroppo è ancora l’unico che ha la forza di dire qualcosa di valido , e l’unico che prova ad arginare questa inevitabile catastrofe.  Aiutiamoci a ritardare questa fine.