Paragonando questi ultimi anni ai decenni passati, oggi si ha la possibilità di trovare molti più scritti riguardanti la pesca a mosca. Sia che esso sia materiale  pubblicato su riviste cartacee o divulgato sul web. Per chi vuole, c’è l’opportunità di documentarsi a trecentosessanta gradi. C’è la  possibilità di leggere  cose di ogni genere, di ogni livello. Comunque è mia opinione: che in ogni caso  per chi è alle prime armi, il neofita, trova molta difficoltà, in questa quantità di scritti a disposizione  a scovare quello che in realtà gli serve. Sia che si parli di lancio; di costruzione od altro. E quasi mai si trovano degl’articoli interessanti sulle strategie e dettagli di pesca veramente utili all’apprendimento reale, con dei contenuti che attestino che chi scrive sa di quello che sta raccontando.

Ad esempio; solo i primi argomenti che mi passano per la mente: < come scegliere il fiume secondo il  periodo dell’anno dove si vuole andare a pescare;  l’influenza dei livelli dell’acqua sulla pesca a mosca; l’importanza che ha la temperatura dell’acqua per le salite in superficie;  perché o qual è il criterio di scelta  che si effettua per l’ artificiale,  e la ragione per cui la preferenza non ricade su  altri simili? E si potrebbe continuare con molte altre questioni da risolvere. E credo che questi interrogativi seguiteranno a rimanere irrisolti.

Nei miei primi anni di pesca a mosca ad inizio degl’anni ottanta, le mie convinzioni erano rivolte alla teoria “equivoca” dell’imitazione esatta. Sarebbe stato più corretto pensare che sulla schiusa “tal dei tali” funzionasse bene la mosca “pincopallino”, invece quasi tutti i pescatori dell’epoca, compreso me, ci consideravamo pescatori a mosca che davano la priorità alla imitazione esatta. Il nostro artificiale che in teoria imitava l’insetto, in pratica era semplicemente un ammasso di peli più o meno messi bene sull’amo. Catturavi qualche pesce e questo ti autorizzava a considerarti un pescatore da schiusa e non da “caccia”.  Con il tempo poi abbiamo capito che magari una schiusa di Serratela Ignita, oggi si chiama così, doveva essere affrontata differentemente, con artificiali concepiti all’uopo, se ci trovavamo sul Nera o sul Santa Susanna o magari sul Bosso o  sul Sentino oppure in Austria o Slovenija. Artificiali differenti che imitano lo stesso insetto, magari allo stesso stadio, ma concepiti per quel tipo di acque. L’imitazioni anche se dello stesso insetto possono anche avere dimensioni e strutture dissimili o addirittura colori distinti. Ma efficaci su quel tipo di schiusa su quel tal fiume. Stesso insetto ma differente artificiale, dipende dall’acqua che frequenti.  Questo convincimento, con riscontro, è stato un passo in avanti che ci aprì la strada a molte nuove soluzioni. Ma la l’articolo che mi ha cambiato la vita di pescatore a mosca lo lessi nel 1990. Due pagine  di un numero di Pescare MS, dove erano tradotte alcune considerazioni ,dal libro di J.W.Dunne: “Sunshine and the Dry Fly” del 1924, sulle speculazioni psicologiche e sul comportamento quotidiano della trota. Ma un passaggio in particolare mi colpì, e da allora i miei artificiali spesso sono la logica di questa considerazione. Ecco il passaggio da LJ.W.Dunne Sunshine and Dry Fly, Londra 1924, Adam & Charls Black Ltd cap XI pagg 94 98

Ward dopo aver riferito il fallimento di menti sottosviluppate nell’osservare differenze che sono evidenti  a quelle meglio sviluppate termina così: attraverso la vita , noi siamo capaci di notare il generale, i punti di somiglianza, prima dello speciale e le diversità. Omissis

Se noi cerchiamo intorno a qualcosa di particolare , noi noteremo i punti di rassomiglianza a quella cosa, prima di vedere i punti di differenza. Come Ward fa notare, tali caratteristiche  sono proprio alle radici della costruzione della mente: e più elementare è la mente e più potenti in realtà sono tali caratteristiche. Per la trota quindi, le rassomiglianze contano molto di più che per noi. E una trota che esamina oggetti che passano sopra di lei per quella cosa che sta cercando, quell’ effetto di colore che indica “mosca”, non si accorgerà solo dei punti di rassomiglianza prima e delle differenze dopo, come facciamo noi, ma sarà ancora più colpita di noi  dai punti di somiglianza che vede. La sua mente limitata si concentrerà su di essi a detrimento della sua attenzione verso le trappole estranee come ami, finale o gambe superflue. E’ ovvio che se noi volessimo offrirle prima i punti di differenza , ritardando la presentazione dei punti di rassomiglianza , data l’inerzia della sua rigida mente , noi potremmo trovare difficoltà a farle cambiare il suo giudizio originale di non somiglianza. E viceversa,  se noi potessimo offrirle  parecchi elementi di rassomiglianza prima, ci vorrebbe  un bel po’ di osservazione visiva per convincerla che l’oggetto non è quello che lei aveva deciso che fosse.Omissis

All’inizio ebbi difficoltà a mettere in pratica quegli insegnamenti e suggerimenti che questa lettura mi aveva suggerito e stimolato. Sapevo che le indicazioni erano valide ma non sapevo come metterle in pratica. Non ne venivo fuori, non trovavo l’idea che mi aiutasse a partire e iniziare a sfruttare quello che credevo di aver capito e intuito da questo articolo. Immaginavo che se  fossi riuscito ad interpretarlo avrei fatto il salto di qualità.

Arriva giugno del 1990 e si fa la “gita grande” in Unec con i soliti amici di allora, Bruno Cicognola e Sandro Birocchi. Il primo giorno di pesca trascorse senza molta gloria, solo sporadiche catture e in più la sconfitta serale durante la schiusa mista dove l’attività era qualcosa di straordinariamente “unica”. Un sogno per i pescatori a mosca, ma con triste risveglio per quell’occasione. Ma al cosa che ci rimase in mente era la presenza delle mosche di maggio durante le ore di luce, in mezzo alla giornata, e le bollate rade che teoricamente erano più abbordabili alle nostre capacità di allora. Le imitazioni di mayflies che usavamo non ci davano soddisfazione. Mi tornò in mente la lettura di Dunne. Quella sera costruii delle imitazioni di mosche di maggio con la misura del corpo due volte l’originale, e altre con delle ali sproporzionate, lunghissime, che però quella volta non funzionarono, anche se assemblate  su un corpo più verosimile al reale. Il giorno successivo mi ricordo che Bruno, che stava pescando vicino a me, sorrise con sarcasmo quando mi vide  lanciare la prima volta sull’acqua morbida di quella piana dell’Unec questa imitazione che sembrava un “passerotto” più che una mosca di maggio. I cinque giorni successivi durante le ore di luce pescammo esclusivamente con queste mosche con i corpi sproporzionati catturando temoli e trote a ripetizione. Catturai anche il temolo più grande della mia vita. Vale ancora oggi. Lo immortalammo con una foto che al momento che il rullino andò in stampa il risultato fu una foto nera dove si vedevano solo gl’estremi del pesce e la mia faccia. Grande delusione. Mentre la sera durante il coup de soir abbiamo continuato a soffrire e non capire molto di più del primo giorno, ci siamo difesi catturando solo qualche pesciotto con delle ninfe. Ma ero felice e consapevole di aver fatto un passo in avanti su quello che volevo  e una strada dove poter lavorare e sviluppare era stata aperta.

Poi con il tempo ho imparato meglio a vedere la schiusa anche  come suggeriva Dunne.  Prendere in considerazione i dettagli. Cosa  vogliono, o meglio riconoscono come cibo in quel momento i pesci quello stadio d’insetto.  Oggi potrei affermare che spesso i pesci sono, o meglio salgono  su un elemento particolare di somiglianza che riconoscono che potrebbe essere una volta il corpo, le ali, altre la taglia o il colore e non di rado il movimento dello stesso insetto.  Quando hai individuato qual è questo elemento ti puoi sbizzarrire a  costruire gl’artificiali con questo criterio. E’ così che sono poi nate le extended body, le mini chernobyl, o le foam mayfly o altre imitazioni che Fly Line in numeri precedenti ha pubblicato.

Per capirci meglio sull’importanza delle somiglianze e priorità ecco un altro aneddoto riguardante la scorsa stagione. In autunno sulla Tail Water Tevere. Zona dell’”Università”. Una piana ostica per la maggior parte dei pam che frequenta il fiume Tevere. Ci sorprende un forte temporale durante una schiusa intensa di bwo. Prima che cominciasse a piovere con più forte intensità sostituisco la mia mini extended body con una con ali in canard più consistenti. Catturo immediatamente una trota e nell’azione di slamatura mi si rompe il corpo dell’artificiale. Ero impossibilitato a cambiare la mosca dato il vigore della pioggia che nel frattempo era accresciuto, quindi decido di pescare con quello che rimaneva della mosca. Due ali di cdc che la pioggia non riusciva a far affondare. Rilancio verso la bollata vicino a me, quando l’artificiale attraversa l’area della bollata vista in precedenza viene inevitabilmente preso. Rimetto in acqua la trota e lancio in direzione di una nuova bollata, stesso copione e stesso risultato. Questo vale anche per tutte le altre bollate viste durante quel temporale. Tutte beccate. Gli insetti che passavano sulla linea del cibo scelta da quei pesci avevano le ali a “spent” o accartocciate , dovuto alla violenza della pioggia, che distruggeva o non permetteva di schiudere correttamente quegl’insetti.  Ma  quando passavano queste ali ben sopra la superficie dell’acqua nel loro filo di corrente dove erano intenti a prendere cibo, queste erano riconosciute come le dun della serratela ignita e venivano prese perché ritenute proprietà di un insetto vero.

E’ ovvio che nelle mie scatole ci siano delle blu dun, o red spinner, o greenwel’s glory, oppure delle adams, e quando posso le uso ben volentieri, ma oggi vedo l’acqua con un ottica differente e l’esperienza che ho maturato sulle acque che frequento mi  ha aiutato a migliorarmi e cercare delle nuove strade. Spesso capita che i pam che accompagno a pescare non entrino in sintonia immediata con le mie mosche, ma so ce è solo questione di tempo. Sempre per fare riferimento a Dunne, più è variata l’esperienza passata e più larghe sono le vedute e le possibilità della mente, e migliore è quella mente adatta a crescere ulteriormente in forma di nuove idee.