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Ottobre è un gran mese per posare le nostre mosche sull’acqua. La varietà d’insetti che schiudono in questo mese non è così numerosa come a giugno, anche se sono presenti in acqua alcune delle stesse famiglie d’insetti.   Può accadere spesso che in questoperiodo la schiusa sia numericamente  più abbondante della generazione tarda/primaverile,  anche se in questo momento è presente in acqua in una taglia decisamente inferiore. Per intenderci la taglia dell’insetto autunnale è inferiore alla stessa di quella presente in maggio-giugno della stessa specie. Teoricamente dovrebbe essere un periodo più favorevole e meno complicato per trovare la soluzione alle varie situazioni di pesca rispetto alla mitica tarda primavera. Spesso lo è.  L’eccezione c’è: la TWT. Si presenta in questa stagione un po’ più complicata per la pesca. La causa?: <l’abbondanza delle schiuse di questo periodo>.  Con lo scambio termico nel bacino di Montedoglio, l’acqua che esce dalla turbina che da vita alla TWT ha cominciato a salire di temperatura e prendere un colore più opalino rispetto a quello che ha in estate. Questo stato delle cose aiuta l’azione di pesca (acqua non perfettamente trasparente) per l’azione dell’avvicinamento. I pesci di taglia cominciano a salire anche in superficie a delle minuscole effimere. Questo non significa che siano semplici da catturare, anzi.  Le schiuse abbondanti rendono i pesci selettivi. In questo momento sono grassottelli a causa delle scorpacciate d’insetti e pesci foraggio fatte durante la stagione buona. Sono perfettamente in forma e forti. A differenza della tarda primavera sarà ben più difficile distrarli, se non si riesce a risolvere con l’imitazione esatta, e farli salire con

delle sedge o terrestrial sapientemente fatti pattinare sulla superficie dell’acqua. Ora “sono” su quel insetto, e pretendono solo quello. Lo esigono presentato bene e quando ci salgono lo fanno lentamente,  da “buongustai”, vengono su con estrema calma che anche il più piccolo difetto di presentazione potrebbe far si che quella sia l’ultima volta che  ti sono saliti in superficie a studiare l’ imitazione che gli hai presentato. La taglia ed il numero delle effimere dicevamo rende l’azione di pesca difficile, e secondo me, la cosa più difficoltosa è rendere le catture una costante. Catturare anche durante il centro schiusa e non solo il mattino all’inizio/schiusa o nel tardo pomeriggio quando il sole è più basso all’orizzonte. Può accadere che qualche cattura  qua e la si faccia, ma spesso è  solo il merito di aver fatto una buona presentazione o aver azzeccato il timing di salita dei pesci in quella posizione. Quasi mai è un pesce di taglia interessante. Questo è uno dei periodi che mi piace di più pescare sulla Tail Water Tevere. Cerco sempre dei posti con acqua calma e profonda e pesci difficili, pesco dove so che ci sono delle trote di taglia. Di solito non esiste una verità assoluta nella pam, e non è difficile essere smentiti. Per fortuna della pesca a mosca; mi dico. Qualcuno catturerà un trotone con una Chernobyl al primo lancio e penserà diversamente da quello che sto scrivendo. Ma la costante delle mie catture mi induce a pensare di essere sulla strada giusta in questo “caso” difficile da decifrare. In questi frangenti non di rado risolvo le situazioni o con dei buzzer di Sawyer  su taglia 18, o con delle spent anche durante lo farfallamento sull’acqua delle dun (più frequente).  I pesci anche quando sono sulle subimmagini  sembra che non disdegnino questo stadio d’insetto, più frequentemente sulle acque lente. Almeno per quanto riguarda la mia esperienza  su questo fiume. Risolvere la situazione non significa far salire o prendere tre pesci mentre ne stanno bollando trenta o quaranta. Ne devi far salire il maggior numero possibile o meglio ancora  farli salire tutti o quasi tutti.Questo è quello che intendo per aver risolto il match the hatch. Altrimenti sono catture occasionali che ogni mosca o metodo di pesca ti può far fare risultato. Vedi chernobyl. Durante lo scorso World Tuscany Open, Mr John Randolph l’editore di Flyfisherman, la nota rivista americana, mi chiese di pescare insieme in una di queste condizioni. Al Caucci gli aveva raccontato di alcune catture difficili da me fatte il giorno prima in sua presenza. Così che a lui avrebbe fatto piacere di pescare insieme e magari trovarsi in una  circostanza simile a quella del giorno precedente. Secondo  Randolph la massima espressione della dry-fly è quella di catturare i grandi pesci mentre stanno bollando su  piccoli insetti.  Il Tevere  questo te lo permette. Gli raccontai di una fario di 84 cm da me catturata con una sedge a pattinare il maggio precedente; mi disse che:< avrebbe avuto più valore se l’avessi presa con una piccola effimera mentre stava bollando>. Rimasi un po’ così, al momento. Senza risposta. Perplesso. Poi pensandoci bene mi sono trovato in sintonia; non gli posso dare tutti i torti. Catturarla sulla bollata o fare leva sull’istinto predatorio , come ho fatto io in quella circostanza, sono due facce della stessa medaglia, ma la seconda ha meno valore a prescindere dal risultato eccezionale ottenuto. Almeno per la qualità etica che si pretende dalla pesca a mosca. Si potrà comprendere la differenza con il tempo, fermo restando che rimane un piacere intimo il conseguimento di una cattura, e il metodo fa parte del bagaglio tecnico che ognuno di noi ha . La filosofia morale è una conquista. Comunque John Randolph si complimentò per quel pesce extralarge che avevo catturato. La giornata di pesca a tre con Al Caucci e John Randolph  non andò tanto male. Le spent che avevo distribuito ai miei ospiti non hanno fatto “cilecca” e delle belle trote, qualcuna  vicino ai cinquanta centimetri,  hanno contribuito e rendere la miagiornata ancor più speciale.  Grazie al Tevere che ci ha messo a disposizione questa opportunità. In mezzo a tutti “gl’artisti del morsetto” presenti in quel momento a Sansepolcro due miti della pesca a mosca mondiale stavano saccheggiando le mie scatole di mosche per provarle poi nei fiumi d’oltreoceano. Non potevo non essere che soddisfatto, molto compiaciuto da questa conclusione e dalla considerazione ottenuta come costruttore di mosche artificiali.  Alcune mie intuizioni non sono passate inosservate ai loro occhi esperti. In molte situazioni anche su fiumi differenti, specialmente in acqua calma, le spent mi hanno risolto la situazione di pesca. Mi piace raccontare di come cominciai a capire, forse capire è un verbo  improprio, diciamo sperimentare o saggiarne l’uso in pesca di questi piccoli ma indispensabili artificiali. A metà anni ottanta quasi solo la rivista Pescare aveva una rubrica di pesca a mosca. Eravamo affamati di nozioni ed articoli. Ogni occasione era buona per fare delle nuove esperienze costruttive. Ogni mese Raffaele De Rosa presentava una mosca con relativo metodo costruttivo. Noi le costruivamo su quelle indicazioni. Quella uscita mensile la consideravamo una manna dal cielo. Quel mese la rubrica parlava della caenis, stadio spinner. Una spent. Era forse il 1984-85.  Ne costruii alcune come era solito e le misi nella scatola delle piccole effimere. Tempo dopo, fine settembre, ero con Paolo Ronconi a pescare a Colli al Volturno, sull’omonimo fiume, nel tratto a monte del  ponte arancione, e a valle di dove riusciva l’acqua dalla presa dell’acquedotto. C’era una curva dove il fiume formava una grande buca con acqua profonda  ai margini della corrente principale. Là c’erano una decina di trote che bollavano, tra il bordo della corrente e l’acqua calma della pool profonda. Nei tre giorni precedenti (era solito in quel tempo fare una settimana intera di pesca a fine settembre-ottobre, prima della chiusura, sul Volturno) non eravamo riusciti ad ottenere neanche un rifiuto da questi pesci. Erano così selettivi che non  capivano cosa mangiassero. Niente di niente. Nonostante la nostra scrupolosa ricerca visiva sulla superficie dell’acqua, non  comprendevamo niente. Tutto quello che potevamo intuire e messo in pratica l’abbiamo provato Ogni tanto, durante la giornata, tra una corrente ed una pianetta, tornavamo più volte a ritentare  quelle trote. Il risultato era sempre lo stesso,  persistente: neanche un rifiuto. Li a poco un temporale che sta per arrivare non ci trova lontano dalla macchina. Appena in tempo, raggiunta  l’auto  viene giù dal cielo il finimondo. Tutto dura circa dieci minuti.  Finito il diluvio mentre raggiungiamo a piedi il fiume notiamo nelle pozze formatesi per la pioggia lungo la strada sterrata che porta al fiume alcune effimere in posizione spent.  Contemporaneamente ci si illumina il pensiero  e analizziamo che forse non avevamo capito niente,  e rimuginiamo la stessa cosa:< vuoi vedere che………?>Raggiungiamo a piedi di nuovo il fiume sulla mitica “buca della sofferenza”. Ansiosi di provare le caenis spent della mia scatola. Non ci curiamo del diametro del filo, le appendiamo allo 0,16 che era servito per pescare con i tricotteri fino ad un momento prima del temporale.  C’era difficoltà a far entrare il tip sull’occhiello dell’imitazione della spentina sul 18, troppo grosso il diametro del filo per quell’occhiellino. In acqua sembrava più evidente l’ultima parte del finale che la “moschina”. Ai pesci non interessava questo problema, tutte le trote che per tre giorni avevano disdegnato le nostre imitazioni al quarto giorno erano “cadute” sull’imitazione di un insetto spent; anche se non del colore giusto. Avevamo pescato con imitazioni dicaenis sulla serratella ignita. Da allora non mancano mai nelle mie scatole questi artificiali, anzi ne ho una  esplicitamente “dedicata” a loro. Però per renderle efficaci non costruite le ali in cul de  canard, tengono il corpo troppo alto sulla superficie dell’acqua, almeno a parere mio. Come scriveva Piero Lumini: <vale comunque il senso di inventiva personale, in quanto in questo settore non esiste niente di assoluto e personalmente  ritengo che tutto sia opinabile>.